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Le Fobie

Il DSM-IV-TR definisce fobia la paura marcata e persistente di un oggetto o di una situazione particolare, paura decisamente sproporzionata al pericolo che tale oggetto, o situazione, può comportare. Il soggetto riconosce che la sua paura è eccessiva, tuttavia è disposto a fare notevoli sforzi pur di evitare ciò che la provoca. I sintomi sono talmente intensi da causare disagio o da interferire con le normali attività sociali o lavorative della persona. Esistono due principali tipi di fobia: la fobia sociale e le fobie specifiche.

Le fobie specifiche

Una fobia specifica consiste in una paura intensa e immotivata, causata dalla presenza di un particolare oggetto (o situazione). Alcuni esempi di fobie specifiche sono la paura di volare, la paura delle altezze o la paura dei serpenti. Esistono dei termini specifici per indicare le principali fobie:

Termine

 

Acrofobia:

paura dei luoghi elevati, dell’altezza

Agorafobia:

paura degli spazi aperti, dei luoghi affollati o di trovarsi lontano da luoghi sicuri.

Aracnofobìa:.

paura dei ragni

Claustrofobia:

paura di trovarsi in luoghi stretti o chiusi.

Emetofobia:.

paura di vomitare

Emofobia:

paura del sangue e delle ferite.

Aicmofobia:.

paura di aghi, spilli e oggetti appuntiti

Musofobia

Paura dei Topi

Nictofobia:

paura della notte e del buio.

Lissofobia:

paura di diventare pazzi.

Blennofobia

paura del viscido

Neofobia

Paura di tutto ciò che è nuovo

Asimmetrifobia

Paura delle cose asimmetriche

Bibliofobia

Paura dei Libri

Pedofobia

Paura dei Bambini

Corofobia

Paura della Danza

Anglofobia

Paura di tutto ciò che è inglese

Alliumfobia

Paura dell’Aglio

Tecnofobia

Paura della Tecnologia

Ellenofobia

Paura dei Termini pseudoscientifici

Lockiofobia:.

paura del parto

Tripanofobia:.

paura delle iniezioni

Arachibutirofobia:

paura che il bur­ro di arachidi si attacchi al palato.

Automatonofobia:

paura dei ventriloqui, delle marionette, delle bambole, delle creature animate elettronicamente o delle statue di cera.

Barofobia:.

paura della gravità

Lutrafobia:.

paura delle lontre

Necrofobia:

paura della morte o delle cose morte.

Ombrofobia:.

paura della pioggia o di esserne bagnati

Socerafobia:

paura dei suoceri

Fondamentalmente ciò che conta non è la cosa dì cui si ha paura, ma quanto negativamente la paura incide sulla vita quotidiana.

A volte le persone provano imbarazzo per le loro fobie perché pensano che gli altri potrebbero trovarle sciocche o superficiali. Ma le paure estreme non sono mai sciocche e possono essere molto invalidanti anche se riguardano una cosa semplice come un bottone.

La Fobia sociale

Si definisce invece fobia sociale la paura irrazionale e persistente di situazioni che potrebbero implicare l’essere sottoposti al giudizio di persone sconosciute o anche soltanto esposti alla loro presenza. Le persone con fobia sociale cercano di evitare le situazioni in cui potrebbero essere oggetto della valutazione di altri, mostrare segni di ansietà o comportarsi in modo imbarazzante. Benché questi sintomi siano simili alla timidezza, le persone che soffrono di ansia sociale hanno una tendenza più forte ad evitare le situazioni sociali, provano in queste situazioni un disagio maggiore ed esperiscono tali sintomi per periodi più lunghi in confronto alle persone timide. Spesso le persone con ansia sociale temono di arrossire o di sudare troppo vistosamente. Esibirsi o parlare in pubblico, mangiare in pubblico, usare i bagni pubblici, insomma, qualunque attività che debba essere svolta in presenza di altre persone, può suscitare in loro un'ansia estrema. Le persone che soffrono di fobia sociale spesso hanno occupazioni lavorative molto al di sotto delle loro capacità in quanto, data l'intensità con cui temono l'interazione sociale, è meglio per loro rassegnarsi a un lavoro meno gratificante (ma che richiede una minore esposizione ai rapporti sociali), piuttosto che affrontare ogni giorno situazioni altamente ansiogene

Il Trattamento delle fobie

L'esposizione all’oggetto che scatena la paura costituisce l'approccio predominante nel trattamento comportamentale delle fobie, una tecnica di cui sono state sviluppate molte versioni. La desensibilizzazione sistematica è stato il primo intervento largamente utilizzato nella terapia comportamentale delle fobie (Wolpe, 1958); esso implica, innanzitutto l’apprendimento di abilità di rilassamento. Il paziente si serve poi di queste abilità mentre mentre immagina una gerarchia di situazioni sempre più spaventose, che ha messo a punto insieme al terapeuta, si parte dalla situazione che gli provoca meno paura fino ad arrivare a quella più temuta.

Col tempo le tecniche di esposizione sono diventate via via più efficienti e oggi spesso comprendono anche l'esposizione “in vivo”, (nella vita reale) agli oggetti temuti.

L'esposizione appare efficace anche per trattare la fobia sociale.

Alcuni studi indicano che una combinazione di esposizione e metodi cognitivi dà risultati migliori che non la sola esposizione (Turk et al., 2001). Gli approcci cognitivi possono includere il mettere in discussione le convinzioni del soggetto circa l'essere giudicato negativamente dagli altri, spesso infatti le persone che soffrono di fobia sociale anticipano quelle che pensano saranno le reazioni degli altri, formandosi a tale proposito immagini molto negative che necessitano di essere ristrutturate.

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